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Journal / AZUCENA 2018

AZUCENA 2018

Editorial, Milan, 07.2018
Art Direction: Juma
Photo: Federico Clavarino
Text: Francesco Zanot

Luigi Caccia Dominioni è l’architetto del dialogo, della sinergia, della continuità, dell’integrazione. I suoi edifici funzionano come la voce di un coro, o un controcanto. Sostanzialmente influenzati dal contesto circostante e dalla sua storia, anziché cercare di dominarlo, lo completano. È una questione di accordatura, che Luigi Caccia Dominioni non ricerca soltanto nel proprio strumento, ma riguarda tutto ciò che lo circonda e scaturisce da un processo di ascolto costante. Quando Federico Clavarino fotografa gli oggetti disegnati dall'architetto milanese, applica un principio simile. Tavoli, sedie, lampade, poltrone, vengono accostati alle sue architetture alla ricerca di una serie di assonanze ed elementi ricorrenti. Si fondono gli uni negli altri, formando un insieme coerente e unitario.

Se la fotografia è uno strumento spesso impiegato per scardinare la realtà, frammentandola in un’infinita quantità di particelle, Clavarino qui la utilizza al contrario per combinare tra loro elementi diversi. Per tenere insieme e amalgamare tra loro i soggetti di queste fotografie, l’autore sfrutta in particolare due strategie. Innanzitutto le relazioni formali. Il profilo quadrato di un tavolo, per esempio, si sovrappone perfettamente al modulo geometrico del pavimento su cui è appoggiato. La stessa funzione di raccordo viene svolta dalla luce, i cui bagliori e le ombre che disegna compaiono immancabilmente in ogni immagine. Il risultato è un vero e proprio microcosmo contraddistinto dall’assenza di interruzioni, fluido, liquido, senza spigoli, come le linee sinuose degli oggetti di Caccia Dominioni, insieme morbidi e taglienti.

È un universo dotato di una caratteristica fondamentale: nonostante sia popolato essenzialmente da oggetti, appare vitale e carico di energia. Ciò accade grazie alla fotografia, che qui compie un incantesimo uguale e contrario rispetto a quello che le viene normalmente attribuito: anziché immortalare (ovvero congelare per sempre ogni movimento e ogni alito di vita), ravviva. Materiali inerti come il ferro, l’ottone e il vetro, si ammorbidiscono. È il sex appeal dell’inorganico. Le cose diventano i personaggi principali di un teatro improvvisato su misura per loro.

I loro volumi diventano corpi. I corpi si scaldano. Clavarino agisce come un regista. Non si limita a riprendere ciò che avviene spontaneamente davanti ai suoi occhi, ma lo mette in scena. Una volta posiziona una sedia nel mezzo di un marciapiede, un’altra un tavolo in un cortile, un’altra ancora ribalta una poltrona davanti a un palazzo, trasformandola in un corpulento guardiano della sua facciata. Il suo lavoro contemporaneamente documenta e reinventa. Possiamo guardare ogni particolare degli oggetti rappresentati, senza tuttavia cadere nel tranello della neutralità della fotografia. Ogni cosa ci appare in maniera limpida e chiara, eppure filtrata dall'inconscio della macchina e dalla consapevolezza del fotografo. Tra le sue scelte ricorrenti c’è quella di avvicinarsi ai soggetti. Le sue immagini sono spesso dettagli minimi. Si concentrano sulla pelle delle cose. È qui che i segni della storia si mostrano con maggiore intensità. E di qui partiamo per un viaggio tanto epidermico quanto sensuale alla scoperta di una città, un grande architetto, i suoi oggetti e un affascinante dialogo con il fotografo che ha trasformato tutto questo in immagini.

JUMA


Fondato nel 2015 Juma è uno studio creativo interdisciplinare specializzato nella comunicazione di contenuti e idee nell’ambito del design. Un laboratorio composto da grafici e designers, incentrato sulla consulenza creativa in tutte le sue forme.

FEDERICO CLAVARINO


Dopo aver frequentato un corso di Master in Letteratura e Scrittura Creativa presso la Scuola Holden di Alessandro Baricco, nel 2007 si trasferisce a Madrid dove inizia a studiare fotografia presso la Blank Paper Escuela con Fosi Vegue. Due anni dopo lavora già ai propri progetti di fotografia e, nel 2010 pubblica il primo saggio breve, La Vertigine. La sua prima pubblicazione, Ukraina Passport, esce l’anno successivo ed ottiene una Menzione d’Onore al premio PhotoEspaña come miglior libro del 2011. Contemporaneamente inizia a lavorare come docente alla Blank Paper Escuela, dove insegna fino al 2017. Nel 2012 è selezionato dal Fotomuseum Winterthur per Pla(t)form. Nel settembre 2014 l’editore londinese Akina Books pubblica il suo secondo libro, Italia o Italia, che ottiene buon successo di critica e le cui stampe vengono esposte nel 2015 al Festival Internazionale della Fotografia di Roma. Nell’aprile del 2016 Dalpine pubblica il suo terzo libro, The Castle, che viene esposto all’interno del programma ufficiale di numerosi festival (PhotoEspaña nel 2016, Les Rencontres d’Arles nel 2017) e gallerie ((Viasaterna a Milano, Temple a Parigi, Espace JB a Ginevra) in tutta Europa.
Un altro dei suoi attuali progetti, Hereafter, per il quale ha ricevuto il patrocinio della Caixa Foundation Fotopres nel 2014, è stato esibito a CaixaForum a Barcellona e Madrid nel 2017 e sarà a breve pubblicato in forma di libro. A partire dal 2016 è rappresentato dalla galleria Viasaterna. Attualmente insegna e tiene conferenze a livello internazionale, collaborando con musei (MACRO a Roma, CCCB a Barcellona, Museo San Telmo a San Sebastian), scuole (ISSP in Lettonia, D.O.O.R. e Officine Fotografiche a Roma) e università (Leeds University, Universidad de Navarra).

FRANCESCO ZANOT


Curatore e critico fotografico, Francesco Zanot ha curato mostre e libri monografici di artisti come Mark Cohen, Guido Guidi, Olivo Barbieri, Takashi Homma, Linda Fregni Nagler, Boris Mikhailov, Francesco Jodice, Carlo Mollino e molti altri ancora. Le sue ultime pubblicazioni sono dedicate al lavoro di Luigi Ghirri (The Complete Essays, Mack, Londra), Alec Soth (Ping Pong Conversations, Contrasto, Roma) ed Erik Kessels (The Many Lives of Erik Kessels, Aperture, New York). Direttore del Master in Photography and Visual Design di NABA, Milano, ha partecipato come relatore a conferenze e seminari sulla teoria e la storia della fotografia presso numerose istituzioni accademiche, fra cui la Columbia University di New York, l'ECAL di Losanna e lo IUAV di Venezia. Curatore di Camera, Torino, dal 2015 al 2017, è associate editor di Fantom, piattaforma curatoriale con sede a Milano. Nel 2017 ha curato le mostre Give Me Yesterday e Stefano Graziani: Questioning Pictures presso Fondazione Prada Osservatorio, Milano.