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Journal / INTERVISTA A FEDERICO CLAVARINO

INTERVISTA A FEDERICO CLAVARINO

Reportage, Lisbon, 07.2018
Photo: Pedro Guimaraes
Text: Federico Clavarino

Sei un artista. Lavorare per un’azienda è stata una esperienza nuova per te? Lavorare per un’azienda è stata un’esperienza nuova, anche se in fin dei conti non molto differente da come affronto i miei progetti personali di ricerca. Le differenze principali sono state due: innanzitutto, il punto di partenza è stato proposto da qualcun altro, e, in secondo luogo, le tempistiche sono state parecchio più strette, il che mi ha costretto ad improvvisare molto. Per il resto mi è stata data molta libertà. Non mi è stato detto semplicemente di fotografare dei mobili, né mi sono stati forniti esempi precisi di quello che l’azienda avesse in mente. Al contrario, ho potuto lavorare con lo studio Juma, direttore creativo del progetto, sull’elaborazione del concetto e in seguito applicare un metodo di ricerca artistica a degli oggetti di design e all’eredità di una figura storica come quella di Luigi Caccia Dominioni. La fotografia è per me innanzitutto un dispositivo a cui sottometto le cose per poterle osservare e comprendere, ma anche per metterle in gioco in maniere diverse. In questo senso mi è stata data la possibilità di lavorare con del materiale molto ricco, e la committenza si è trasformata in una scusa per fare un passo indietro rispetto a me stesso e dedicarmi a un esercizio di ascolto.

“L’idea era quella di integrare il più possibile gli oggetti nella città, e che il risultato finale fosse uno scambio continuo tra queste due realtà. I mobili e la città, il design e l’architettura, le forme astratte e le persone in movimento.”

Una figura importante come Luigi Caccia Dominioni, Milano e la sua storia e poi il design: sono temi nuovi per te? Sono stati dei temi del tutto nuovi, ma a cui ho applicato un modus operandi già collaudato. Non conoscevo a fondo la figura di Caccia Dominioni, né la città di Milano. Il design e l’architettura non sono il mio campo di ricerca, ma sono cose a cui mi continuo ad avvicinare da molti lati, data la relazione strettissima che queste discipline hanno con la fotografia. Potremmo dire che siamo partiti da lì, da uno studio delle forme presenti nel design dei mobili di Azucena, e da un itinerario degli edifici di Caccia a Milano, una dérive di un paio di giorni che mi ha permesso di capire meglio come il suo lavoro si integrasse nella città, e insieme di scattare delle immagini in cui ho cercato di distillare dai fatti urbani e dalle gestualità delle persone le forme e le dinamiche che avevo riconosciuto nei mobili. Oltre a questo c’è stato anche un lavoro fotografico più atmosferico, una maniera più emotiva di entrare nella città. Durante queste passeggiate, una delle quali è stata una camminata di più di trenta chilometri, ho annotato il luoghi in cui avremmo poi lavorato con i mobili nei giorni a venire. L’idea era quella di integrare il più possibile gli oggetti nella città, e che il risultato finale fosse uno scambio continuo tra queste due realtà. I mobili e la città, il design e l’architettura, le forme astratte e le persone in movimento.

“Ogni incontro significativo è qualcosa che in me produce una risonanza, è un’eco di qualcosa di profondo che attende di essere risolto. Potrei facilmente parlare in questi termini del mio incontro con il lavoro di Caccia.”

Cosa ha rappresentato questa esperienza rispetto al tuo percorso professionale? Quando penso al mio percorso mi è difficile legarlo a una professione. Mi risulta insufficiente parlare di me stesso come un fotografo, un artista, o un insegnante, anche se sono tutti campi all'interno dei quali mi muovo. A me piace pensare che sia un’avventura, o una corrente che tocca molte sponde senza mai fermarcisi, e il cui più intimo scorrere è qualcosa di invisibile e profondo. Questo pensiero mi da la libertà di muovermi agilmente tra una cosa e un’altra, e allo stesso tempo di essere costante nel mio lavoro. Ogni incontro significativo è qualcosa che in me produce una risonanza, è un’eco di qualcosa di profondo che attende di essere risolto. Potrei facilmente parlare in questi termini del mio incontro con il lavoro di Caccia. È una relazione che al momento mi piacerebbe approfondire ed estendere all’architettura. C’è qualcosa della sintonia che esiste tra i suoi edifici e il contesto urbano che mi interessa molto: i rapporti di continuità degli edifici con le pre-esistenze all’interno della città, il rispetto per la specificità del luogo, le citazioni e le reinterpretazioni, la rivisitazione storica della modernità, il dialogo tra industria e artigianato, l’idea di una casa che “nasce dall’interno”, l’importanza data al piano e alla progettualità.

Federico Clavarino


Dopo aver frequentato un corso di Master in Letteratura e Scrittura Creativa presso la Scuola Holden di Alessandro Baricco, nel 2007 si trasferisce a Madrid dove inizia a studiare fotografia presso la Blank Paper Escuela con Fosi Vegue. Due anni dopo lavora già ai propri progetti di fotografia e, nel 2010 pubblica il primo saggio breve, La Vertigine. La sua prima pubblicazione, Ukraina Passport, esce l’anno successivo ed ottiene una Menzione d’Onore al premio PhotoEspaña come miglior libro del 2011. Contemporaneamente inizia a lavorare come docente alla Blank Paper Escuela, dove insegna fino al 2017. Nel 2012 è selezionato dal Fotomuseum Winterthur per Pla(t)form. Nel settembre 2014 l’editore londinese Akina Books pubblica il suo secondo libro, Italia o Italia, che ottiene buon successo di critica e le cui stampe vengono esposte nel 2015 al Festival Internazionale della Fotografia di Roma. Nell’aprile del 2016 Dalpine pubblica il suo terzo libro, The Castle, che viene esposto all’interno del programma ufficiale di numerosi festival (PhotoEspaña nel 2016, Les Rencontres d’Arles nel 2017) e gallerie ((Viasaterna a Milano, Temple a Parigi, Espace JB a Ginevra) in tutta Europa.
Un altro dei suoi attuali progetti, Hereafter, per il quale ha ricevuto il patrocinio della Caixa Foundation Fotopres nel 2014, è stato esibito a CaixaForum a Barcellona e Madrid nel 2017 e sarà a breve pubblicato in forma di libro. A partire dal 2016 è rappresentato dalla galleria Viasaterna. Attualmente insegna e tiene conferenze a livello internazionale, collaborando con musei (MACRO a Roma, CCCB a Barcellona, Museo San Telmo a San Sebastian), scuole (ISSP in Lettonia, D.O.O.R. e Officine Fotografiche a Roma) e università (Leeds University, Universidad de Navarra).